Una volta tanto stiamo dalla parte dei genitori

A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.

Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.

I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38  i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.

Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.
La realtà sa mostrare facce sorprendenti e se è vero che a quarant’anni non si può credere di poter vivere ancora con i proprio genitori, è anche vero che spesso il problema è a monte. In un sistema dove le garanzie sono solo per i padri e poco o niente rimane per i figli si possono verificare casi estremi come quello in cui la figlia quarantenne è ancora a casa perché non riesce ad ottenere l’agognata indipendenza economica con un lavoro part-time. In questo momento delicato e sensibile dell’economia mondiale, con la crisi che pervade ogni settore poi, questi casi estremi possono rischiare di divenire sempre più comuni e quasi una drammatica consuetudine da qui a qualche anno.

Nei paesi europei invece l’età media a cui i giovani lasciano casa è di molto inferiore e si trovano a competere con noi solo Irlanda a Spagna mentre tra Francia, Gran Bretagna e Svezia vedono rispettivamente solo il 35%, il 28% e il 18% dei giovani tra i 20 e i 30 anni ancora a casa. Per l’Italia la percentuale è del 70% mentre Irlanda e Spagna sono rispettivamente al 61% e al 72%.

Se in parte si può credere che gli italiani siano più mammoni, c’è anche da dire che negli altri Paesi, come Francia o Svezia, gli studi durano meno. Eppure la scelta non dipende solo dall’università e dal titolo di studi, spesso sono il contratto di lavoro interinale o a tempo parziale che non permettono l’indipendenza economica. Inoltre nel nostro Paese, e lo stesso vale per la Spagna, il welfare è affidato alle famiglie e il mercato immobiliare è meno flessibile e più caro complicando ulteriormente la vita di chi anche volendo non riesce così ad andarsene da casa.

Detto ciò se quei ragazzi a quarant’anni ancora non hanno un contratto di lavoro, sono disoccupati o, peggio, sono ancora nel labirinto della precarietà, oppure se stanno facendo decollare la loro impresa ma non riescono ad ottenere un mutuo perché hanno esistenze precarie, consiglieremmo ai genitori di dare loro una mano visto che gli affitti delle case sono quello che sono e di questi tempi trovare lavoro non è facile.