Khodorkoskij – Un simbolo di nuova generazione

khodorkovsky.jpgDopo qualche decennio di soft power televisivo, cinesi, indiani, russi e tanti altri si sono risvegliati e oggi aspirano al nostro stesso tenore di vita. Vogliono mangiare, vestire e, più in generale, vivere come noi, anzi peggio come i modelli propugnati dalla pubblicità globale. E sono pronti a lavorare e competere pur di contenderci le risorse del pianeta. Come dimostra l’ondata di impoverimento che si è abbattuta sui ceti medi dei paesi occidentali a seguito dell’esplosione della globalizzazione economica e del conseguente rincaro dei prezzi delle materie prime, dal petrolio al grano.

Si tratta di un riequilibrio globale che era in qualche modo inevitabile, se non giusto, perché non potevamo pretendere di mantenere in eterno due miliardi di persone nel sottosviluppo, ma che minaccia drammaticamente il nostro stile di vita. Perché in questa competizione per il consumo delle risorse del pianeta, i sistemi occidentali stanno messi piuttosto male. Dopo alcuni secoli di incontrastata egemonia, perdono quote di mercato per i loro prodotti come aree di influenza per le loro politiche.

Ciò dipende da tanti fattori, ma soprattutto dal fatto che le democrazie occidentali si sono rammollite, mostrano i segni del tempo. Mentre nell’Europa continentale il pluralismo degenera nell’ingovernabilità, i paesi in via di sviluppo, nonostante i ripetuti tentativi di “esportazione della democrazia”, continuano ad affidarsi a sistemi politici più o meno autoritari. Dal Presidenzialismo integralista di Ahmadinejiad in Iran, alla “dittatura” del partito comunista cinese, fino alla “democrazia sovrana” teorizzata da Putin e Medvedev, l’evoluzione politica dei paesi in via di sviluppo dimostra che i cittadini sono pronti a subire una limitazione delle loro libertà sociali e politiche in cambio di una leadership che assicuri alle aziende nazionali la possibilità di competere sui mercati globali.

Certo, non mancano le aperture di principio al sistema democratico, ma si tratta di semplici richiami di facciata piuttosto funzionali alla partecipazione al Wto che non al riconoscimento dei diritti civili dei popoli e delle persone. Che, dal canto loro, sembrano piuttosto interessate a lavorare per sopravvivere che non a combattere per conquistare diritti del lavoro che nessuno è interessato a finanziare.

Ma ciò non significa che l’Occidente debba rimanere immobile o peggio guardare dall’altra parte. Perché, in attesa di esportare la democrazia e i diritti sociali o di rafforzare la capacità decisionale delle leadership occidentali, per contrastare la concorrenza economica dei paesi in via di sviluppo, si potrebbe cercare di utilizzare il nostro peso politico ed economico anche sul piano culturale. Continuando a sostenere le opposizioni esistenti, ma anche pretendendo il rispetto dei diritti civili dei popoli, o quantomeno dei singoli, prima di concedere legittimazioni formali, come emerso in occasione dell’ultimo vertice della Fao.

Il mondo è pieno di simboli di nuova generazione che pagano con la loro libertà fisica l’esercizio delle libertà politiche e civili. Dai monaci tibetani a Aung San Suu kyi in Birmania, l’occidente non può dimenticarli. Perché portano con loro i semi della democrazia e della libertà. Quegli stessi semi che oggi ci rallentano nella competizione globale ma che ci hanno consentito di migliorare la nostra qualità di vita in tutti questi anni.

Ora, tanti paesi si sono impegnati in questo senso e anche l’Italia potrebbe fare la sua parte. Ad esempio, sfruttando, come ha suggerito Franco Venturini dalle pagine del Corriere della Sera, le buone relazioni economiche, politiche e personali di Berlusconi con Putin per ottenere la liberazione di Khodorkoskij. L’ex padrone della Yukos, che, invece di abbandonare il paese come hanno fatto gli altri oligarchi russi, ha preferito affrontare il carcere per affermare le proprie scelte imprenditoriali a scapito degli interessi nazionali individuati dal Partito. Khodorkovsky rappresenta un simbolo di nuova generazione che combatte, oltre che per le libertà politiche, anche per quelle economiche. Quasi un’icona del capitalismo nell’epoca globale che rinuncia alla vita del miliardario per affermare, anche attraverso youtube, la libertà di iniziativa economica privata al riparo dello Stato. E’ recluso in Siberia già da quattro anni, la sua liberazione è stata, inutilmente, richiesta da diversi paesi e recentemente anche dalla Germania. In più, il nuovo Presidente Medvedev, nella sua prima conferenza stampa, ha espressamente dichiarato che si impegnerà per migliorare la giustizia russa. Insomma sembra che ci siano le condizioni e magari questa volta anche l’Italia potrebbe fare la sua parte. Certo, si tratterebbe solo di un piccolo passo, ma i simboli sono importanti e l’occidente, se non riesce ad esportare la democrazia, dovrebbe quantomeno impegnarsi per proteggere i semi da cui germoglia.