Un giovane perso nel labirinto della precarietà

Il 2 aprile dello scorso anno, Norman Zarcone si lanciava dal settimo piano della facoltà di Lettere dell’università di Palermo.

Ad ottobre dello stesso anno, Norman avrebbe dovuto sostenere l’ultimo esame del dottorato in filosofia del linguaggio che si sarebbe concluso a dicembre. Temeva di rimanere senza lavoro. I professori gli avrebbero fatto intendere che nell’ateneo palermitano per lui non c’era futuro.

Aveva 27 anni, cercava un lavoro, voleva sposarsi, ma si è perso nel labirinto della precarietà.

Quella precarietà che nel nostro Paese dilaga. Solo nella Scuola i precari sono 229.721 con un rapporto di uno a tre rispetto all’organico dei docenti. Per smaltire quest’esercito di precari ed ammetterlo nelle file del personale docente, visto che sarà possibile occupare solo i posti lasciati liberi dai pensionati, si stima che ci vorranno almeno 23 anni. E ancora ci sono color che, non ancora abilitati, riempiono le graduatorie con riserva. Sono 20.000, un altro piccolo esercito sulla soglia della precarietà.

Uscendo dalla scuola la situazione non è migliore, i dati Istat ci dicono che un giovane su quattro non ha lavoro, l’Ocse attesta la disoccupazione giovanile fino al 29%. Sembrerebbe che per questa generazione non ci sia futuro.

Questo giovane dottorando si è tolto la vita nell’indifferenza di tanti suoi coetanei e professori. Scriveva sul suo diario che “La libertà di pensare è che la libertà di morire. Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla”. Facciamo che non accada più.