Studi universitari – Premialità e disincentivazione

Ripubblico, perché mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….

‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.

Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.

Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.

Nell’articolato normativo che segue, si propone di attribuire ai laureati un credito di imposta pari al 75% degli oneri sostenuti per corsi di formazione post universitaria all’estero, in caso di rientro in Italia (art. 1 commi 1 e 2).

Il finanziamento degli studi all’estero resta a carico dei singoli che devono ricorrere al mercato, e quindi alle banche (o a mamma e papa per quelli che possono), per trovare le somme necessarie all’espatrio cultural-formativo.

Lo Stato, però, incentiva tale propensione garantendo una cospicua detrazione e, quindi, riducendo la volatilità e l’incertezza sottesa alla richiesta del finanziamento necessario ad investire sulla propria formazione. La detrazione è solo parziale (comma 1), è condizionata alla permanenza in Italia per almeno tre anni (comma 2). E, stando ai dati disponibili, non è neanche particolarmente onerosa, considerato che potrebbe essere quantificata nella somma di 3,5 milioni di €.

Inoltre, questa soluzione è patrocinata dall’associazione italiana degli MBA all’estero (Nova), ed è stata fatta propria, nel corso di questa legislatura, da Rita Levi Montalcini.

Senonchè, nonostante gli importanti consensi, quella proposta fino ad oggi non è riuscita a divenire legge, perché non si è riusciti a trovare i fondi necessari ad assicurarne la copertura di bilancio.

Per questo, preso atto che, “nell’epoca della redistribuzione”, la cuccagna è finita e, purtroppo, nessun pasto, incentivo o diritto è gratis, si propone di finanziare il rientro in Italia degli studenti che si specializzano all’estero, con un aumento delle tasse universitarie a carico di quelli che si iscrivono al terzo anno fuori corso.

Hanno ragione Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ad annoverare, tra i tanti mali del paese, quello di un’università “che accoglie chiunque” e “non offre alcun disincentivo a prolungare indefinitamente i cd. studi” giustificando giovani di quasi 30 anni che ancora dissimulano pretese universitarie cercando di procrastinare l’ingresso nel mercato del lavoro.

Per questo, per finanziare l’incentivo a rientrare per gli studenti meritevoli, si propone un un disincentivo a carico di quelli che si “parcheggiano” all’università a tempo indefinito. Insomma, due piccioni con una fava.

Beninteso, ci sono anche studenti fuori corso per cause di forza maggiore, come quelli costretti a lavorare per pagare gli studi universitari, quelli che si sono ammalati, o quelli provenienti da nuclei familiari a basso reddito. E per questi sono state previste apposite esenzioni (commi 5 e 6).

Ma ci sembra giusto che tutti gli altri, indolenti, pigri o viziati, comincino a pagare tasse universitarie proporzionali all’anzianità maturata.

Perché, in definitiva, se i padri non pensano ai figli, è bene che almeno i figli più indolenti aiutino a tornare quelli di buona volontà.

Desiderata

Art. 1

1. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai soggetti che hanno sostenuto spese a titolo di tasse e contributi universitari per la frequenza ai corsi di istruzione post-universitaria all’estero è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 70% delle spese sostenute, purché effettivamente risultanti a carico dei soggetti stessi.

2. Il credito d’imposta di cui al comma precedente dovrà essere utilizzato entro i tre anni successivi alla conclusione con profitto del corso post-universitario all’estero. Tale utilizzo dovrà avvenire in quote annuali costanti e di pari importo.

3. Il credito d’imposta di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive ed è utilizzabile in compensazione, ai sensi del Decreto legislativo 9 luglio 1997 n. 241, a decorrere dalla data di sostenimento delle spese.

4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano agli oneri sostenuti a partire dal periodo d’imposta 2005.

5. Alla copertura delle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente articolo, stimate in 3,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2005, si provvede mediante un proporzionale aumento delle tasse universitarie a carico degli studenti che non abbiano completato il ciclo di studi entro il secondo anno fuori corso. Sono esclusi dall’applicazione della presente disposizione gli studenti che non abbiano potuto completare il ciclo di studi per comprovate ragioni di salute o necessità di lavoro.

6. Con Decreto del Ministero delle Finanze, da emanare, consultato il Ministero dell’Università, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo. Nella determinazione delle tasse universitarie di cui al punto 5 si dovrà tenere conto, in maniera direttamente proporzionale, dell’ anzianità universitaria dello studente e dei livelli di reddito del nucleo familiare di appartenenza.