MICHEL MARTONE SU MARCO TRAVAGLIO “SE QUESTO E’ UN GIORNALISTA”

C’è chi ha la colpa di avere un nome da “parrucchiere per signore” e chi quella di non fare il suo mestiere. Ciascuno giudichi quale colpa è più grave.

Ieri sera Marco Travaglio mi ha dedicato, durante la trasmissione “Servizio Pubblico”, il suo editoriale. Peccato che fosse una sequenza di falsità.

A me preme sottolineare che:

1. è falso che “il Professor Mattia Persiani è stato relatore alla discussione della mia tesi di laurea”. Il mio relatore è stato il Professor Matteo Dell’Olio;

2. è falso che io abbia “fatto la pratica legale nello studio del Professor Mattia Persiani”; ho svolto la pratica forense presso lo studio dell’avv. prof. Bruno Sassani e poi presso lo studio dell’avv. prof. Matteo Dell’Olio;

3. è falso che “gli atti del concorso sono usciti su internet quando è nata la storia degli sfigati”. Gli atti erano pubblici e si potevano trovare sul sito web del Miur dal 2003;

4. è falso che “Teramo” sia “la mia Università di provenienza”. Mi sono laureato all’Università La Sapienza di Roma con la media del 29, nel 1997;

5. è falso che “i giudizi sul concorso erano fra l’imbarazzante e l’imbarazzato”. Basta leggere i verbali, che sono pubblicati anche su questo blog, senza ritagliare e poi fare “copia e incolla”;

6. è vero invece che, a prescindere dalle mimiche facciali, i candidati del concorso in questione, con un’unica eccezione, si sono ritirati perché avevano vinto altri concorsi in sedi da loro preferite; anche questo fatto si poteva verificare sul sito del Miur;

7. è falso che “sono stato nominato dal Ministro Brunetta consulente della CIVIT presieduta dal padre” ;

8. è falso che sono stato collaboratore del Ministro Sacconi, come è falso che mi ha raccomandato. Conosco da anni l’onorevole Sacconi e credo che la stima sia reciproca ma il suo collaboratore è da sempre il Professor Tiraboschi che peraltro era ospite di “Servizio Pubblico” mentre Marco Travaglio faceva il suo monologo. Se sono stato nominato Vice Ministro è solo perchè dopo tanti veti incrociati, sul mio nome si è formato un vasto e trasversale consenso;

9. è falso che ho “dichiarato ai giornali” che sono diventato Vice Ministro perché ho “inviato il mio curriculum vitae a Catricalà”;

10. è falso che il Ministro Fornero “non mi parla e non mi fa toccare palla”. Stiamo collaborando alla delicatissima riforma del mercato del lavoro che Travaglio ridicolizza e i nostri rapporti personali sono improntati al reciproco rispetto e alla massima collaborazione;

11. è falso che “mi è toccata la delega alle funzioni particolari che vuol dire tutto e niente ma soprattutto niente”. Basta leggere la Gazzetta Ufficiale di martedì 10 gennaio 2012 per apprendere che mi sono state delegate le funzioni di indirizzo politico amministrativo concernenti le competenze istituzionali relative alle Direzioni generali “per le politiche attive e passive del lavoro”, “per le relazioni industriali e i rapporti di lavoro” e “per le politiche dei servizi per il lavoro”, unitamente alla delega circa “le iniziative di competenza del Ministero in materia di occupazione giovanile, nonché i rapporti di collaborazione interministeriali nel settore delle politiche giovanili”. Ovviamente, come Viceministro, devo e posso esercitarle con il massimo impegno ma pur sempre nel rispetto delle direttive del Ministro Fornero e, prima ancora, del riserbo necessario a svolgere l’incarico.

12. è falso che mio padre “è più noto per le poltrone che per le indagini”. E’ stato per 45 anni in magistratura e si è sempre occupato di diritto civile e del lavoro e, come Marco Travaglio dovrebbe sapere, in questi settori, diversamente dal penale, non si fanno indagini o inchieste ma si trattano controversie;

13. è falso che “il Ministro Brunetta ha nominato mio padre Presidente della CIVIT”. In realtà è stato nominato con Decreto del Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, di concerto con il Ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, previo il necessario parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti, espresso a maggioranza dei 2/3 dei componenti;

14. è falso che “Arcangelo Martino lavorava di nascosto per me”. Non l’ho mai conosciuto;

15. è falso che mio padre “voleva, attraverso Arcangelo Martino, darmi una risposta lavorativa attraverso il partito”. In primo luogo, perché ero già professore ordinario da diversi anni e quindi non avevo bisogno di una “risposta lavorativa” (delle due l’una, o ho avuto la carriera lampo che mi viene rinfacciata, o avevo bisogno di lavoro). In secondo luogo, non ho mai conosciuto Martino e Lombardi ed escludo che quei millantatori potessero in alcun modo influire sulla mia carriera lavorativa che neanche conoscevano.

16. non può che essere falsa l’affermazione secondo cui Martino e Lombardi si sarebbero recati da Dell’Utri con il mio curriculum vitae perché, se così fosse stato, avrebbero certamente saputo che ero già da diversi anni Professore Ordinario di Diritto del Lavoro e non un “commercialista”, come, invece, ha affermato Martino durante l’interrogatorio richiamato da Marco Travaglio (i cui verbali sono stati pubblicati proprio dal giornale per il quale Travaglio lavora);

17. è falso che mio padre ha fatto pressioni “sulla Consulta per far passare il lodo Alfano e sulla Cassazione per sistemare una causa fiscale della Mondadori”. Ed infatti, con riferimento a queste vicende, è stato sentito dai PM una sola volta come persona informata dei fatti (in proposito vi invito ad andare a leggere le precisazioni di mio padre sul suo blog www.antoniomartone.it);

18. è falso che mio padre “era un assiduo dello Studio Previti”. Lo ha incontrato una sola volta oltre 10 anni fa (in proposito vi invito ad andare a leggere le precisazioni di mio padre sul suo blog www.antoniomartone.it);

19. è falso che mio padre “partecipava a cene con Verdini”. Ha preso con lui un caffè quando Verdini era il coordinatore nazionale del principale partito italiano. Fuori c’era il sole e non la luna (in proposito vi invito ad andare a leggere le preisazioni di mio padre sul suo blog www.antoniomartone.it) e se a quell’incontro hanno partecipato ospiti inaspettati non è certo una sua colpa, tanto più che se ne è andato dopo pochi minuti;

20. è falso che “la mia logica è quella favorevole all’abolizione del valore legale del titolo di studio”. Non ho mai fatto una dichiarazione in tal senso. Diversamente da Travaglio non penso però che tale abolizione aumenterebbe la disoccupazione nè che le lauree siano tutte uguali;

21. è falso che ho detto “è anche colpa degli sfigati se l’Italia ha il terzo debito pubblico del mondo”. Ho invece detto che, dato che abbiamo ereditato il terzo debito pubblico del mondo, l’unico modo che hanno i giovani italiani per avere un futuro dignitoso è quello di cominciare a costruirlo, studiando, lavorando o facendo qualsiasi altra cosa con il massimo impegno.

22. è falso che ho “confessato di aver alzato il gomito”. Ho invece detto “prometto in futuro di essere più sobrio ma sempre sincero”;

23. soprattutto è falso che la famigerata dichiarazione sui ragazzi che non si sono ancora laureati a 28 anni era “preparata”. Si trattava di una dichiarazione estrapolata da un discorso “fatto a braccio” durante un convegno sull’apprendistato organizzato dalla Regione Lazio.

Per questo, sono profondamente addolorato del fatto che si sia voluto travisare un discorso sull’apprendistato con il quale volevo semplicemente dire che, in questo difficile momento economico, nel nostro mercato del lavoro un uomo di 28 anni che impiega 10 anni per prendere una laurea quinquennale può essere svantaggiato rispetto a un giovane di 16 anni che frequenta un Istituto Tecnico Professionale e che magari comincia a lavorare. Esattamente come ha fatto Steve Jobs, che dopo soli 6 mesi ha lasciato l’università per creare con un amico, nel garage dei genitori, il primo personal computer.

Perché, come ho detto e ridetto ovunque in questi giorni, ho profondo rispetto per tutte quelle persone che si vogliono laureare, a cominciare da quelli che devono lavorare per pagarsi gli studi o che hanno avuto problemi di salute e ancor di più per tutti quei lavoratori che, magari a 40 anni, si iscrivono all’università per migliorare le proprie conoscenze.

Tutto questo Marco Travaglio avrebbe dovuto saperlo, visto che ha passato ore a consultare il mio blog, ma non lo ha detto.

Evidentemente perché non gli interessava fare il giornalista ma semplicemente, tra un sorrisetto e l’altro, voleva travisare il mio pensiero, attaccando la mia persona, la mia famiglia e il mio lavoro. Ma questa è un’altra storia.

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Ulteriori precisazioni: