Ma perchè nei film italiani i lavoratori sono sempre rappresentati come degli sfigati?

Penso che al giorno d’oggi ai giovani mancano soprattutto modelli in cui credere, che diano speranza e dimostrino che anche nell’Italia di oggi, quella a crescita zero, se ci si rimbocca le maniche e ci si impegna, si possono raggiungere importanti traguardi.

Prendiamo il tema del lavoro. I pochi film degli ultimi anni che ne hanno parlato rappresentano tutti il dramma di una generazione di perdenti. Qualcuno di voi ricorda un film italiano che racconti di qualcuno che, con il proprio impegno, sia riuscito a realizzare qualcosa di positivo? Muccino, quando fa film in Italia ritrae una borghesia in declino, impoverita intellettualmente e culturalmente; poi va in America e gira “La Ricerca della Felicità”, cioè la storia di un uomo che si impegna duramente e alla fine realizza il suo sogno.

Ecco, questo è il più grave difetto dei film che ancora parlano di lavoro. Continuano a rappresentare un’idea di lavoro perdente. Come in quei servizi televisivi che hanno rappresentato i lavoratori che nel referendum di Pomigliano o Mirafiori hanno avuto il coraggio di votare sì, nonostante la campagna mediatica contro, come dei perdenti che hanno dovuto abbassare la testa di fronte al padrone e accettare obtorto collo condizioni di lavoro schiavistiche.

Se è vero che il mercato del lavoro è sempre più simile ad un labirinto. E’ altrettanto vero che nessuno riesce ad uscire dal labirinto se perde la speranza.