Lettera aperta al Ministro Gelmini

Signor Ministro, ha ragione: l’Università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale ed umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile e concorrenziale. E poi produce troppi sprechi che, con il terzo debito pubblico del mondo, non ci possiamo più permettere. Ci sono troppe sedi universitarie che hanno troppi corsi di laurea che danno lavoro a troppo personale, docente e amministrativo, troppo malpagato e spesso precario. Insomma, il sistema universitario ha urgente bisogno di una riforma complessiva che riconsegni centralità allo studente e, soprattutto, alla sua preparazione. E su questo molti, anche tra gli occupanti, concordano con Lei. Ciò che invece solleva maggiori perplessità è che questo obiettivo possa essere perseguito a partire dal drastico taglio dei fondi previsto in finanziariaAnzitutto, perchè riducendo i finanziamenti senza riformare il sistema si finisce per penalizzare tutti senza premiare nessuno, mentre la nostra Università, come Lei stessa ha più volte riconosciuto, ha un disperato bisogno di meritocrazia. In secondo luogo, perchè il taglio dei fondi si traduce in un blocco delle assunzioni che colpirà ancora una volta i giovani che aspirano ad una carriera universitaria. Mi spiego meglio. Il problema dei precari nell’Università dipende dal fatto che l’Università italiana spendeva, e spende, troppo per il personale docente e soprattutto per il personale di ruolo, assunto in precedenza. Per questo, i Ministri che l’hanno preceduta avevano già deciso di bloccare i concorsi universitari. Il problema è stato che, in attesa dei concorsi e per sopperire alle carenze di personale docente, le Università hanno cominciato ad assumere gli aspiranti ricercatori con contratti di lavoro a termine oppure con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, sottoponedoli, però, a prove selettive ben più facili dei concorsi per il personale di ruolo. Poi è arrivato il Governo Prodi che, per sanare questa situazione, ha promesso a tutti quei giovani l’assunzione a tempo indeterminato, ope legis, ovvero senza nuovi concorsi. E così quei precari della ricerca hanno avuto l’illusione di aver vinto la lotteria e un posto fisso. Il che avrebbe determinato un eccessivo aumento del numero dei professori universitari, perchè nel frattempo si è abusato con le assunzioni a termine, e uno scadimento della qualità dell’insegnamento, perchè quei precari non si erano sottoposti al concorso. Poi ci sono state le elezioni, il Governo Berlusconi ha vinto e, per risolvere il problema, ha deciso di abolire le norme sulla stabilizzazione, facendo così svanire le illusioni di quanti credevano di aver vinto la lotteria. Ora, tra quei precari della ricerca ce ne sono alcuni meritevoli e altri meno. Tutti hanno lavorato diversi anni nelle Università che ora occupano e protestano perché non hanno una via d’uscita. Il loro contratto non può essere rinnovato, ma non hanno neanche la speranza di essere assunti mediante concorso perché le riforme da Lei promosse hanno disposto un blocco del turn over che consentirà di bandire solo due concorsi ogni dieci posti che si libereranno.

Signor Ministro, è proprio sicura che quei precari non meritino almeno un concorso? E che la nostra Università possa fare a meno delle loro energie e del loro entusiasmo?