Le falsità di Travaglio su Michel Martone. Persino Michele Santoro costretto alla smentita

Nell’apertura della tredicesima puntata di Servizio Pubblico, Michele Santoro, come raramente accade, è dovuto intervenire in difesa di Marco Travaglio per correggere alcune delle falsità e delle inesattezze dette nel corso della sua invettiva sulla mia persona, dalla laurea alla nomina a vice ministro.

Come hanno immediatamente precisato i miei legali ed è possibile leggere su questo blog nel post intitolato “Marco Travaglio: se questo è un giornalista“, le falsità e le inesattezze erano ben più numerose. Ne avevo infatti contate 23, in un intervento che è durato 11 minuti e 47 secondi e ha riguardato, seppur marginalmente, anche il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ed il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Insomma, approssimativamente due al minuto!

E ora sono diventate 24, considerato che Michele Santoro non ha resistito alla tentazione di dire, persino nel momento in cui smentiva Travaglio, un’altra inesattezza. Questa volta su mio padre che, a suo dire, si sarebbe “dimesso” dalla magistratura.

In realtà, Antonio Martone non si è dimesso dalla magistratura. E’ andato in pensione per anzianità dopo oltre 44 anni di servizio, con la vana speranza che questa sua scelta di responsabilità avrebbe risparmiato a lui e alla sua famiglia il processo mediatico che poi abbiamo comunque dovuto subire e che è continuato anche quando è diventato di pubblico dominio che mio padre, nel corso dell’istruttoria ormai chiusa, era stato sentito dalla Procura di Roma una sola volta, nell’agosto del 2009, come “persona informata sui fatti”.

Anche per questo, la modesta ed incompleta rettifica di Santoro non è sufficiente a rimediare al danno che ho subito e sto continuando a subire a causa della diffusione sul web del video di Travaglio intitolato “chi è Michel Martone?”.

Come ha riconosciuto lo stesso Santoro, a parte le offese, i sottintesi e le insinuazioni, Marco Travaglio si è limitato a fare “copia e incolla”. Ha raccolto, nonostante tempestive smentite e precisazioni, le notizie più false ed inesatte comparse sui diversi organi di informazione in questi giorni, per ricomporle a suo piacimento in un’invettiva dal chiaro intento denigratorio. Ha preferito quanto pubblicato su alcuni giornali e blog a fonti ufficiali e attendibili quali la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, i siti ufficiali dei Ministeri dell’Università e del Lavoro o la documentazione filmata del mio intervento sull’apprendistato (visibile su you tube). Il tutto senza procedere ad alcun riscontro nè tantomeno tener conto delle smentite e delle altre informazioni pubblicate sul mio blog, che pure ha consultato approfonditamente. Così, come in quel film di altri tempi nel quale il mostro, il blob, riproduce se stesso, nell’invettiva di Travaglio le falsità hanno prodotto altre falsità. Tutte a mio danno.

Soprattutto, ritengo la smentita di Santoro insufficiente perchè nei cinque minuti che ha voluto dedicarmi non ha corretto Travaglio sul punto per me più importante. E cioè sul senso della mia famigerata affermazione sulla “sfortuna” di chi impiega, senza lavorare o senza altri ragionevoli motivi, più di dieci anni per conseguire una laurea quinquennale che, come emerge dal video dell’intervento al convegno sull’apprendistato dal quale è stata estrapolata, era chiaramente diretta ad elogiare quelli che molti chiamano “secchioni” e soprattutto quanti, per necessità o per scelta, a 16 anni frequentano gli istituti professionali o cominciano a lavorare per apprendere una professione.

Anche di loro dobbiamo tutti ricominciare ad interessarci perché se vogliamo avere un futuro dobbiamo valorizzare tutti coloro che, nonostante le tante difficoltà quotidiane, studiano, lavorano o comunque fanno qualcosa, con impegno.

Al di là di ogni polemica personale, è questo l’obiettivo al quale continuerò a lavorare nei prossimi mesi. Spero che anche Santoro e Travaglio condividano questo difficile percorso. Sempre che non ritengano più utile limitarsi a dire ai nostri giovani che è normale impiegare, anche per chi non fa altro, dieci anni per conseguire una laurea quinquennale.

Ulteriori precisazioni: