Il primo maggio degli outsider

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Oggi è il primo maggio. E il sindacato confederale ci arriva piuttosto mal messo.

E’ invecchiato, come dimostra l’età media della base associativa e dei delegati. Demodé, perché, come emerge dai sondaggi di opinione condotti tra i giovani, non riesce a comprendere che la festa del lavoro dovrebbe essere la festa dei lavori, precari o flessibili che dir si voglia. Sotto accusa, perché con un fatturato da multinazionale protegge la casta degli scritti e si dimentica dei più deboli. Perdente, perché, come dimostrano i risultati delle elezioni, non riesce più a condizionare il voto nei quartieri popolari. Recessivo, perché in molti casi subisce l’emoraggia degli iscritti verso altri sindacati, come dimostrano i risultati delle elezioni delle rsu di molte grandi aziende.

Ciò nonostante è probabile che la tradizionale manifestazione di Piazza San Giovanni veda una grande partecipazione. La sinistra, tutta la sinistra, ha bisogno di dare prova della propria esistenza, soprattutto dopo la scomparsa parlamentare di quella radicale. E le stesse considerazioni valgono per i sindacati confederali, che sicuramente sfodereranno tutta la loro capacità organizzativa e di mobilitazione, per dimostrare di essere in buona salute.

Si tratta di un’importante occasione che potrà risolversi nel primo atto di opposizione al nascituro Governo Berlusconi III, oppure nel primo atto di riforma di un sindacato in crisi.

Come di consueto, ad assistere al concerto, ci saranno molti di quegli outsiders che non si sentono più rappresentati dai sindacati ma che amano la musica e ancora credono nella sinistra. Tanti giovani, donne e disoccupati del sud che hanno problemi concreti e pretendono risposte efficaci. Persone che, come ha dimostrato il voto del 13 e 14 aprile, non si accontentano più di un sindacato che gioca al veto player e alla protezione di chi fa carriera per anzianità, ma vogliono un sindacato che indichi soluzioni contro i problemi della precarietà e del caro vita, sollevati dalla globalizzazione dell’economia.

Per questo, è importante che il sindacato cominci al più presto a riformarsi, per tornare ad essere una forza propositiva non solo a livello politico ma anche a livello sociale.

Problemi nuovi richiedono soluzioni nuove, che non possono essere solamente legislative, perché le leggi sul lavoro, per funzionare, hanno bisogno della collaborazione fattiva del sindacato. Il dramma delle morti bianche non può essere risolto solo con misure legislative. Per salvare vite, come per riempire gli estintori nelle fabbriche, serve l’attenzione di tutti, dei datori di lavoro, dei sindacati come dei lavoratori. Le carriere per anzianità che mortificano i giovani possono essere smantellate solamente cambiando i contratti collettivi nazionali. Il merito, come la discriminazione sessuale, si premiano e reprimono solo a livello aziendale. Gli investimenti al sud si attraggono solamente se si accetta una riduzione del costo del lavoro dove il costo della vita è più basso. La questione retributiva si affronta solamente modificando il modello contrattuale del 1993 per far decollare quella contrattazione collettiva aziendale che è ancora bloccata dai dissensi tra Cgil, Cisl e Uil.

Sono tutte questioni di vitale importanza che si possono affrontare solamente con un sindacato nuovo che accetti di riformarsi, modificando la contrattazione collettiva, per tornare in azienda e farsi motore dello sviluppo. Ma perché ciò accada è importante che i vertici sindacali ritrovino la sintonia con le richieste degli outsiders, perché se non c’è crescita non ci sono risorse per finanziare i loro diritti.

Per questo, il concerto di oggi costituisce un’occasione importante. La scelta del tema delle morti bianche è sicuramente condivisa, il programma musicale di tutto rispetto e le previsioni danno il tempo in netto miglioramento. Sul prato di San Giovanni ci saranno migliaia di giovani, donne e disoccupati alla ricerca di soluzioni concrete ai loro problemi quotidiani. Speriamo che questo pomeriggio, i leader sindacali, prima di decidere la strategia da adottare nei prossimi mesi, guardino a loro.

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