Dopo Alitalia, è ora di affrontare i problemi strutturali

scha901-15-mm.jpgForse domani si concluderà la trattativa per la vendita di Alitalia. La Cai ha rilanciato e, con la Cgil, anche i piloti e gli assistenti di volo sembrano pronti a sottoscrivere l’accordo quadro già accettato da Cisl, Uil, Ugl e Anpav. Molti festeggeranno con ragione, perchè il paese con il maggior numero di opere d’arte al mondo non può permettersi di perdere la compagnia di bandiera, ma anche perchè 12.000 persone eviteranno la cassa integrazione guadagni. Ciò nonostante io mantengo qualche preoccupazione. Perchè i tanti problemi strutturali che hanno portato Alitalia sull’orlo del fallimento restano insoluti e il nostro sistema continuerà ad essere ostaggio dei veto player.

Piccoli gruppi di pressione che, grazie alla rendita di posizione assicurata da regole obsolete, sono di volta in volta in grado di paralizzare la volontà della maggioranza del paese, come in occasione delle riforme delle pensioni, delle aziende, come nel caso di Alitalia, delle comunità, come ha dimostrato la vicenda degli inceneritori a Napoli.

Basta guardare le relazioni industriali, manca ancora una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro che consenta alla maggioranza dei lavoratori di decidere per tutti. E poi mancano quelle modifiche alla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali che dovrebbero impedire allo sciopero di alcuni di paralizzare tutta un’azienda. E poi manca una legge che protegga, con i lavoratori a tempo indeterminato che fanno carriera per anzianità, anche i lavoratori precari che hanno un contratto con la data di scadenza che non garantisce nè carriera nè, tanto meno, ammortizzatori sociali.

Dopo essersi dedicati alle contingenze, è venuto il momento di affrontare i problemi strutturali. A partire da quella riforma costituzionale che sarebbe indispensabile per ammodernare il paese.

 Voi che ne pensate?