A tavola con i Cattivi Maestri, parlando di flessibilità

Grazie alla Fondazione Pio Manzù, dopo un interessante convegno sulla povertà,  sono inopinatamente finito a tavola con Tariq Ramadan, intellettuale musulmano e autore di Islam e Libertà, Serge Latouche, francese e ideologo dell’economia della decrescita, Miguel Benasayag, argentino e psicoanalista del conflitto, Majid Rahnema, iraniano, già ministro della Cultura e studioso della potenza della povertà, Sara Horovitz, ebrea newyorkese, a capo del più innovativo sindacato americano, quello dei free lancers.

Un curioso melting pot intellettuale che mi ha profondamente colpito. Molti li considerano Cattivi Maestri, altri ne fanno degli eroi della Resistenza all’Impero. A me, tra un bicchiere di vino e un piatto di spaghetti, sono sinceramente sembrati simpatici, perchè furiosamente autoironici, interessanti, perchè incessantemente alla ricerca di una soluzione alternativa, e coraggiosi, perchè capaci di proporre quella soluzione nonostante le critiche degli altri.

Non condivido molte delle cose che sostengono, ma da loro ho imparato che per trovare le soluzioni è necessario ascoltare anche le opinioni degli altri. Quella che trovate nel video è la mia, sintetizzata in 2 minuti. E la vostra qual è?

P.S. Chi di voi ha letto qualcuna delle loro opere? E cosa ne pensate?